Siccità in Valle CamonicaValli
Artogne chiude le fontane per la crisi idrica: un'unica resta aperta, e c'è di più
Emergenza acqua in Valle Camonica: sospende l'erogazione dalle fontane pubbliche, tranne una a ricircolo. Nella frazione di Acquebone scatta l'obbligo di bollitura.

Fontane pubbliche offline
Niente più acqua dalle fontane di Artogne. Il sindaco Barbara Bonicelli ha disposto la chiusura di tutte le fontane dislocate in vie e piazze del paese per salvaguardare la risorsa idrica, colpita da una siccità che non accenna a mollare la presa sulla Valle Camonica.
Un'unica eccezione resta attiva: la fontana a zampilli in piazza don Garbellini, che continuerà a funzionare grazie a un sistema di ricircolo interno che non disperde acqua. L'Amministrazione comunale ha ringraziato tecnici e operai «per il loro costante impegno di monitoraggio delle reti di adduzione su tutto il territorio».
L'altro fronte: Acquebone
La chiusura delle fontane non è l'unico problema che Artogne si trova a gestire. Nella frazione di Acquebone è stata emanata un'ordinanza che obbliga alla bollitura dell'acqua destinata all'uso alimentare. Il provvedimento è scattato a fronte della non conformità riscontrata nelle analisi effettuate dall'Ats della Montagna. Il divieto resterà in vigore fino al ritorno dei parametri nella norma.
Una crisi che coinvolge tutta la Valle
Il caso di Artogne è l'ultimo in ordine di tempo di una sequenza ormai lunga. Le precipitazioni degli ultimi giorni si sono rivelate troppo scarse per garantire un sollievo concreto alle riserve idriche camune. Di Comuni in Comuni, il messaggio si ripete: usare l'acqua solo per necessità legate a uso igienico e alimentare, niente sprechi.
Prima di Artogne, ordinanze simili — di limitazione dei consumi o di uso dell'acqua solo per scopi alimentari — erano già state emesse a Berzo Inferiore, Pian Camuno, Breno, Capo di Ponte, Piancogno e Bienno. Un quadro che fotografa un'intera valle in allarme, in attesa di piogge che tardano ad arrivare.
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