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Rifiuti spediti in Pakistan, giro da 10 milioni: cosa nascondeva l'azienda di Bedizzole?
In manette titolare e dipendente della San Marco Rottami srl. L'accusa è di aver creato un sistema per esportare rifiuti non trattati. Sequestrato l'impianto.

Sulla carta, doveva essere un normale impianto per il recupero di materiali ferrosi. Nella realtà, secondo gli inquirenti, era la base di un traffico internazionale di rifiuti da 10 milioni di euro, con decine di spedizioni illegali verso il Pakistan e diversi Paesi europei.
È quanto avrebbe scoperto un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Brescia, che ha portato a un blitz all'alba a Bedizzole e in diverse province del Nord e Sud Italia.
L'operazione e gli arresti
A far scattare l'operazione sono stati i Carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Brescia, affiancati dai colleghi di Milano, Bergamo, Mantova, Treviso, Vicenza e Caserta. Su disposizione del gip di Brescia, sono finiti agli arresti domiciliari il titolare e un dipendente della San Marco Rottami srl di Bedizzole, l'azienda di via Benaco ritenuta al vertice del presunto sodalizio criminale. Contestualmente è stato messo sotto sequestro preventivo l'intero impianto di trattamento rifiuti.
L'indagine, coordinata dalle pm Roberta Panico e Federica Ceschi, coinvolge al momento 16 persone e 12 società che operano nel settore della gestione, trasporto e intermediazione di rifiuti.
Il sistema del "giro-bolla"
Ma come funzionava la presunta truffa? Secondo l'accusa, il meccanismo era quello del "giro-bolla". I rifiuti – tra cui apparecchiature elettriche, frigoriferi e compressori provenienti da varie province del Nord Italia e dalla Campania – sulla carta risultavano regolarmente presi in carico dall'impianto di Bedizzole per le necessarie operazioni di bonifica e messa in sicurezza. Operazioni che, però, non sarebbero mai avvenute.
Il materiale, infatti, invece di essere trattato, veniva spedito direttamente ai destinatari finali. Nei documenti, tutto appariva regolare, ma in realtà tonnellate di rifiuti potenzialmente pericolosi venivano imbarcati illegalmente verso l'estero. Gli investigatori parlano di circa ottanta spedizioni illegali, la maggior parte dirette in Pakistan.
L'inizio dell'inchiesta
Tutto è partito da un controllo avvenuto nel febbraio del 2023. In quell'occasione, i carabinieri del Noe e i funzionari dell'Agenzia delle Dogane intercettarono al porto di Genova nove container sospetti diretti in Pakistan. Dentro, trovarono compressori e altre apparecchiature non bonificate, falsamente dichiarate come materiale usato o destinato al recupero.
Da lì è partita un'indagine durata oltre un anno che ha portato al blitz di oggi. Le perquisizioni, eseguite in 14 siti, puntano ora a ricostruire l'intero flusso dei rifiuti e l'esatto ammontare dei profitti illeciti, oltre a definire le responsabilità delle diverse società coinvolte.
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