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Paladina-Sedrina, 100 milioni di mitigazione e un "no" che non si smuove: chi ha ragione?

L'allevatore Quarteroni e il Comune di San Pellegrino scendono in campo a favore della tangenziale contro chi la blocca da oltre trent'anni

Chiara Bonomi

Illustrazione a corredo: Paladina-Sedrina, 100 milioni di mitigazione e un "no" che non si smuove: chi ha ragione?

Trent'anni di attesa, circa 100 milioni di euro solo per le mitigazioni ambientali, e un fronte del "no" che non si smuove di un millimetro. È la fotografia dell'ultimo lotto della Tangenziale Sud Bergamo, il tratto Paladina-Sedrina, tornato al centro di un acceso dibattito che sta spaccando la Valle Brembana.

A riaprire la polemica è stata una lettera anonima pubblicata nei giorni scorsi su La Voce delle Valli, in cui si contestava la natura "futuribile" dell'opera. A replicare è stato Hans Quarteroni, allevatore di Serina, che ha scelto di non lasciar cadere la cosa. «Sento il dovere di replicare per richiamare il dibattito su binari di maggiore serietà e concretezza», ha esordito, colpendo subito l'anonimato del suo oppositore: «Chi lancia accuse o traccia scenari catastrofici dovrebbe avere il coraggio di presentarsi. È davvero un nuovo residente o un giovane che ignora le dinamiche reali di chi la valle la fa vivere ogni giorno?».

Secondo Quarteroni la critica ricalca i dogmi del «radical-ambientalismo più astratto», che ignora le esigenze di sviluppo, lavoro e turismo. Con un ragionamento provocatorio, l'allevatore ha ribaltato l'argomento: se il principio è tutelare il territorio «a ogni costo», allora bisognerebbe chiudere i rubinetti dell'acqua potabile e staccare la corrente dei bacini idroelettrici che la valle fornisce alle città. «La nostra valle ha bisogno di pragmatismo, non di retorica che rischia di trasformare la Valle Brembana in un territorio destinato a spegnersi lentamente», ha concluso Quarteroni, sostenendo con forza la raccolta firme popolare per l'opera.

Sullo stesso fronte è sceso il Comune di San Pellegrino Terme, con una nota a firma del vicesindaco Vittorio Milesi, venuto in difesa del consigliere regionale Jonathan Lobati. Quest'ultimo aveva sollevato dubbi sulla sostenibilità economica delle modifiche al progetto — dubbi che, secondo i no, sarebbero sintomo di superficialità. Milesi ribatte ricordando che il progetto è stato «profondamente modificato» negli anni per accogliere le sensibilità ambientali: gran parte del tracciato in galleria e imponenti opere di mitigazione, con costi lievitati in modo «vertiginoso».

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«Chiedersi pubblicamente se sia sensato gravare l'opera di circa 100 milioni di euro per misure di mitigazione non è mancanza di rispetto per l'ambiente, ma è senso di responsabilità per il denaro pubblico», ha scritto il vicesindaco, denunciando il «paradosso intollerabile» di un fronte del "no" che continua a opporsi con la stessa intransigenza di fronte a un'opera già ampiamente rivista.

Milesi ha anche affrontato il tema ambientale da un'angolazione diversa: «La vera tutela della salute non si fa bloccando le opere, ma togliendo le auto dai centri abitati». Le colonne di mezzi fermi nei Comuni del fondovalle «inquinano infinitamente di più rispetto a un flusso di traffico scorrevole». E sul fronte demografico, l'allarme è netto: «Se mancano le infrastrutture, i giovani se ne vanno, le imprese chiudono e il territorio si svuota».

L'appello finale del Comune di San Pellegrino è rivolto ai tre consiglieri regionali del territorio — Jonathan Lobati, Alberto Mazzoleni e Pietro Macconi — chiamati a «fare squadra» per sbloccare definitivamente un'opera ferma da oltre trent'anni. «Dimostriamo che la nostra Provincia sa ancora progettare il proprio futuro», ha concluso Milesi.

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