Movida troppo rumorosa: il Comune di Brescia paga 60mila euro, ma il conto potrebbe salire a 2 milioni
La Corte d'appello condanna la Loggia a risarcire il fratello dell'ex sindaco Paroli per i rumori della movida al Carmine, mentre altri 70 residenti attendono giustizia

Una notte di movida può costare caro, molto caro. Almeno 60mila euro, secondo quanto stabilito dalla Corte d'appello nei confronti del Comune di Brescia.
A far causa alla Loggia sono stati Gianfranco Paroli, fratello dell'ex sindaco Adriano Paroli, e la moglie, residenti nel quartiere del Carmine. Il contenzioso, aperto nel 2014, ha attraversato quattro gradi di giudizio prima di arrivare a una sentenza definitiva.
Rumori oltre la soglia di tolleranza
Al centro della vicenda ci sono le emissioni sonore notturne registrate nelle viuzze del centro storico durante la movida: circa 20 decibel oltre il limite consentito. Un dato che, secondo i giudici, ha causato danni concreti alla coppia: perdita di sonno, peggioramento della qualità di vita, ripercussioni sulla salute e persino spese per lavori di isolamento acustico in casa.
La responsabilità del Comune
In sede processuale è emersa con chiarezza la responsabilità amministrativa della Loggia. Come riporta Bresciaoggi, il comandante della polizia locale ha testimoniato che non sono mai state messe in atto azioni per disperdere gli assembramenti rumorosi nelle ore notturne. Le forze dell'ordine, inoltre, non disponevano nemmeno della strumentazione necessaria per misurare il rumore. E il Comune, va aggiunto, non ha mai elaborato un piano di risanamento acustico per la zona.
Un punto chiave della sentenza riguarda la natura della responsabilità comunale: essa sussiste indipendentemente dal fatto che il rumore provenisse dai locali della zona, perché le forze dell'ordine non sono comunque intervenute per disperdere i gruppi di persone che si assembravano nelle strade.
Un precedente che pesa
La decisione della Corte d'appello non è un caso isolato destinato a chiudersi con il pagamento dei 60mila euro. È in corso infatti un procedimento analogo, promosso da altri 70 residenti della zona, che chiedono al Comune un risarcimento complessivo superiore ai 2 milioni di euro.
La sentenza sul caso Paroli potrebbe quindi costituire un precedente giuridico determinante per l'esito di questa seconda, ben più ampia, causa collettiva. Il quartiere del Carmine, da anni simbolo della movida bresciana, resta così al centro di un braccio di ferro legale che intreccia diritto al riposo, sicurezza notturna e responsabilità amministrativa.
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