Salta al contenuto

Il movente ombraCronaca

Buzzi lasciò l'autista per i fascisti veronesi: cosa ha rivelato in aula l'ex amico

Al processo per la strage di piazza Loggia depone Paolo Pederzani, ex autista ed amico di Ermanno Buzzi, indicato come basista dell'attentato

Marco Bertolini

Illustrazione a corredo: Buzzi lasciò l'autista per i fascisti veronesi: cosa ha rivelato in aula l'ex amico

Un'amicizia finita un anno prima della strage, per «scelte di vita». È quanto ha raccontato in aula Paolo Pederzani, ex artigiano oggi in pensione, chiamato a testimoniare nel processo a carico di Roberto Zorzi, veronese, presunto esecutore materiale dell'attentato del 28 maggio 1974 in piazza Loggia a Brescia.

Pederzani era amico e, di fatto, autista di Ermanno Buzzi: il neofascista bresciano, trafficante di opere d'arte e confidente del capitano dei carabinieri Francesco Delfino, non aveva la patente. Per gli inquirenti Buzzi sarebbe stato il basista della strage; fu ucciso in carcere da due detenuti nell'aprile 1980, probabilmente quando stava per parlare.

La rottura per Ordine Nuovo

«Ho frequentato Ermanno Buzzi fino a un anno prima della strage di piazza Loggia», ha spiegato il testimone. Poi i due si sono allontanati perché Buzzi «ha iniziato a frequentare ambienti e persone che a me non andavano a genio»: Ordine Nuovo e «gente di Verona». Da quel momento, ha aggiunto Pederzani, Buzzi non aveva più bisogno di un autista.

L'avvocato Stefano Casali, difensore di Zorzi, ha però fatto notare al testimone che in precedenti verbali del 1995 e del 2016 Pederzani aveva parlato di Ordine Nuovo di Milano, non di Verona. «Oggi mi sembra di ricordare Verona, ma se all'epoca ho detto così sarà Milano», ha risposto il testimone, che ha comunque escluso di aver mai conosciuto Zorzi di persona, pur sapendo che a Verona «era conosciuto ed era vicino a On».

Pubblicità

La Sentinella Bresciana

Tra le frequentazioni comuni con Buzzi, Pederzani ha citato Ombretta Giacomazzi, testimone chiave dell'accusa, Ferdinando Trappa, Cosimo Giordano e i fratelli Papa. Ha inoltre definito «conflittuali ma buoni» i rapporti tra Buzzi e il capitano Delfino, che secondo l'accusa avrebbe offerto un lavoro al teste in cambio di informazioni sull'amico, dirottando le indagini verso la cosiddetta «pista bresciana».

Le altre testimonianze

In aula è stato risentito anche Maurizio Zotto, che la sera del 25 maggio 1974 avrebbe accompagnato Maurizio Tramonte — condannato in via definitiva all'ergastolo per la strage — alla riunione preparatoria in casa di Giangastone Romani ad Abano Terme. Zotto ha confermato di aver sentito Tramonte dire «sono tutti pazzi», ma di non avergli mai chiesto il motivo. Tra i frequentatori della casa ha ricordato solo esponenti della destra veneta di Venezia, Rovigo, Mestre e Padova, senza mai fare il nome di Zorzi.

Ha depositato anche Walter Simone, veronese, condannato all'epoca per ricostituzione del partito fascista: ha ricordato tra i più attivi Marco Toffaloni, già condannato a 30 anni in appello per la strage, Rita Stimamiglio e Paolo Marchetti, ma ha negato rapporti diretti con l'ambiente bresciano.

Leggi anche

CAPITALE CULTURA
CAPITALE CULTURA